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La storia delle più catastrofiche valanghe che si ricordano in Italia, raccontate da uno dei più noti studiosi della materia.

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Descrizione

Le grandi valanghe, quelle che travolgono centri abitati, distruggono le case e le vite umane, non sono solo un ricordo del passato. La tragedia di Rigopiano del gennaio 2017 dimostra che non si tratta solo di fantasie da film catastrofico e le nevicate da primato dello scorso inverno sono un altro segnale per chi è convinto che la natura si possa sfidare impunemente.

Renato Cresta, uno dei maggiori esperti della materia in Europa, racconta le grandi valanghe del passato con un occhio all’oggi e al futuro. Per farlo ha visitato personalmente i vecchi borghi, alcuni abbandonati proprio a causa della neve che li ha devastati, ha risalito i pendii da cui le slavine sono precipitate, ha preso puntualmente in esame le cause.

Le antiche tragedie tornano attuali, rivivono i montanari di Avieil, la frazione di Arnad distrutta nel 1888, o quelli di La Mòja, in Valsesia, cancellata nel 1845. Cresta racconta ancora l’inferno bianco del San Gottardo nel 1951, quando sull’intero arco alpino oltre 250 persone morirono sotto la neve. E la straordinaria storia di sopravvivenza sotto la leggendaria valanga di Bergemoletto, sopra Demonte, quando tre donne vennero trovate vive dopo trentasette giorni sepolte dalla neve.

Termina la sua narrazione proprio a Rigopiano, cercando di capire le ragioni di una tragedia apparentemente inspiegabile, la più grave in Italia, con le sue ventinove vittime, causata da una valanga dal 1916.

Ho messo insieme una raccolta di brevi storie che hanno evidenziato la supremazia della natura sulla debolezza dell’uomo, incapace di comprenderla. Ho ricordato le vicende di alcune comunità che non hanno saputo o voluto rispettare i limiti che la natura impone sul presunto diritto di transito o di costruzione. Infine ho raccontato la disperazione di fronte all’immane tragedia della perdita di familiari e amici. Eppure, quell’umanità ha continuato e ancora continua a comportarsi allo stesso modo, commettendo sempre gli stessi errori.

Renato Cresta

«Le valanghe di oggi non sono più quelle di una volta…». Sembra una battuta da bar, invece il riscaldamento globale sta modificando la qualità e la stagionalità della neve, influendo sul tipo di valanghe, più umide anche in alta quota e forse più concentrate in episodi estremi. Ma per fare ricerca scientifica, delineare scenari futuri e progettare l’utilizzo sicuro del territorio montano occorre conoscere a fondo il passato. Renato Cresta, dopo un’intensa vita di soccorsi sulle nevi delle Alpi, in queste pagine salva dall’oblio anche dettagliate cronache di valanghe, straordinarie ma talora poco note. Dai disastri in Val Sesia (1845) alla tragedia del Beth in Val Chisone (1904), fino alla tenacia di Margareth a Macugnaga (1972), piccole grandi storie di montanari, soldati, minatori, viaggiatori, contrabbandieri che si sono trovati di fronte all’aspetto più aspro e mortale dell’inverno alpino.

Luca Mercalli

 

Informazioni aggiuntive
Peso 0,4 kg
Dimensioni 27 × 16 × 2 cm
Autore

Renato Cresta

Anno di pubblicazione

2018

Confezione

brossura fresata

Carta

book creamy 70 gr

Fotografie

16 pagine a colori

Recensioni

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